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Concorso Design To Play! I vincitori

La giuria esprime innanzitutto il suo compiacimento per il numero e per la qualità delle proposte pervenute. Tra queste ha ritenuto meritevoli nell’ordine:

  1. Stecco – Sarah Borinato

  2. Coda  – Francesco Aloisio

  3. Valeggiotto – Giacomo Bonarelli

Solo il primo e il secondo classificato vedranno realizzato il proprio leggìo che sarà utilizzato durante il festival di VPM16. Solo il primo classificato sarà invitato a partecipare al workshop VPM16 con copertura totale dei costi di iscrizione, frequenza, vitto e alloggio.

  • La Giuria assegna il primo premio al leggio “Stecco” perché propone un’immagine semplice e originale costituita da pochissimi pezzi (cinque) con un unico elemento centrale che realizza l’incastro tra tutti i piani. L’immagine risulta da una singolare ed equilibrata commistione di antico e nuovo, assemblando con logiche evidentemente ispirate alle tecniche tradizionali elementi chiaramente generati attraverso la fabbricazione digitale.
  • Il leggio “Coda” è meritevole del secondo premio per l’originalità della sua immagine generata dall’incastro di elementi piani sagomati con capacità espressive e non privi di una certa sapienza costruttiva. Non appare del tutto convincente l’eccessiva esilità del fusto rispetto a eventuali spinte laterali. Per questo motivo ci si riserva di proporre alcune semplici migliorie durante la fase esecutiva.  
  • La Giuria riserva infine a “Valeggiotto” una menzione speciale per l’originalità dell’immagine, per l’aspirazione alla trasportabilità e per la relativa flessibilità d’uso garantita dalla regolabilità dell’altezza e dell’inclinazione del piano di lettura. Dato il tipo di concorso, la Giuria conserva un dubbio sul funzionamento delle cerniere che se troppo rigide non favoriscono la mobilità dei vari piani e se troppo lente non mantengono la posizione assegnata.

Il Giurato Enrico Baleri intende evidenziare come il progetto “Villa Pennisi O16” di Floriana Pastore sia:
“il più credibile dal punto di vista della sua riproducibilità e per il suo linguaggio nella tradizione (che va considerata) nella leggerezza che manca a tutti gli altri (dettaglio non trascurabile) e nella discrezione.”

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