Menu

Mariangela Toscano – VPM15 Worker

Fate molta attenzione, circolano strane voci su VPM: ad esempio, che sia finita.

Niente panico, ci cascano tutti: si crede di prestarsi ad un impegno universitario fuori stagione e dunque partire, eseguire; infine tornare. Ecco, in questo paradigma d’agenda quel che tuttavia accade è che non torni davvero, perché ti accorgi di non riuscire ad abbandonare il salotto di prato in cui ti sei seduto, per un po’, ad abitare.

Abitare: se è vero che ReS, palmo di mano curvato nel legno, si lascia costruire per insegnarti ad ascoltare, per farti comprendere con quale gesto cucire correttamente insieme le stoffe del cielo aperto d’estate, del legno incipriato di bianco, della nota gonfia di pioggia e tuoni, è ancora più vero che quanto soprattutto vuole che da essa si impari è esattamente il vivere i suoi contesti come una casa, con la sua familiarità condivisa.

Libera, all’aperto sotto neve di cotone sugli alberi, costruisce un luogo non solo sotto e dentro la delimitazione dei suoi pannelli, lì dove se trovi il centro, ti posizioni in esso e pronunci una voce provi il calore netto di essere diventato piccolo responsabile di un’emozione; ma soprattutto proiettandolo esternamente ad essa, aggrappando fili invisibili di tenda su rami di mani all’opera premurosa. Sotto si muovono persone che trascorrono giorni a condividere uno spazio che ci si rende allora conto esistere perché realizzato insieme; dove una famiglia paziente ti insegna a credere nella passione che satura ogni difficoltà e nel ruolo saggio delle piccole cose, con i gesti di chi non vuole unicamente la realizzazione di un oggetto bensì di coloro che desiderano sopra ogni cosa che tu impari soprattutto a crescere con esso, contemporaneamente.

I gusci non servono solo a far ascoltare quanto forte possa essere la risacca di una musica: essi sono, innanzitutto, delle case.

Allora, quello che Villa Pennisi riesce a fare è, in fondo, trasformarti. Perché quando ti alzi da quel prato per andare via, senti di portare sulla schiena un nuovo dolce peso e ti accorgi di essere diventato come una piccola lumaca che si allaccia il suo spazio di vita addosso: non hai fretta, non hai timore di allontanarti né delle nostalgie distanti che possono coglierti perché tutto ciò in cui ti sei infilato ad abitare, tra brusii di viti e cime accordate, lo porti ovunque con te, nel vero guscio di legno che suona sulle spalle.

 

Mariangela Toscano

photo by Daniele Lancia

Leave a reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Time limit is exhausted. Please reload CAPTCHA.